«Papa Giovanni Paolo II in occasione del grande Giubileo del 2000 ha chiesto perdono a nome della Chiesa agli zingari per le tante discriminazioni subite nel corso della storia. E gli Stati? Hanno dimenticato che c´erano anche rom e sinti nei campi di concentramento? Se oggi è maturata una diffusa consapevolezza negativa di cosa sia l´antisemitismo, non mi pare che ci sia nulla di simile a proposito di quello che possiamo definire l´’antigitanismo’, un atteggiamento di ostilità verso gli zingari a prescindere dal loro comportamento, in base alla loro sola natura di ‘zingari’». Lo mette subito in chiaro Paolo Ciani che per la Comunità di sant´Egidio si occupa del rapporto con le comunità rom e sinti. «Solidarietà, politiche concrete di integrazione e soprattutto conoscenza diretta del mondo rom e sinti per superare i tanti stereotipi negativi che circolano su queste comunità, considerate ‘diverse’ e quindi in blocco socialmente ‘pericolose’. mentre sono tantissime, ma poco conosciute in Italia le esperienze positive di integrazione». È questa la ricetta per contrastare la crescente xenofobia e garantire vera sicurezza. E non solo secondo la Comunità di sant´Egidio o delle associazioni cattoliche impegnate nel sociale. Dice no ai provvedimenti del governo e in particolare contra la «schedatura etnica» la «moderatora» della Tavola valdese, pastora Maria Bonafede che guida una Chiesa di minoranza in Italia e proprio per questo sente «la pesante responsabilità di riaffermare principi fondamentali e irrinunciabili della società civile a difesa di una minoranza, quella rom che «porta su di sé le ferite di pregiudizi».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76705

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